mercoledì 25 marzo 2026

Studiare invece di tifare: viaggio nella riforma della giustizia

Dalle toghe alle sanzioni disciplinari: verità, mezze verità e limiti di una riforma raccontata troppo spesso per slogan.

In un dibattito pubblico fatto di slogan, semplificazioni e tifoserie, ho deciso di fare una cosa semplice ma sempre più rara: leggere.
Non i commenti, non i talk show, non i post indignati sui social, ma il testo della riforma, la Costituzione, i dati ufficiali, la Gazzetta Ufficiale, i rapporti del Consiglio d'Europa e gli articoli della Costituzione.
Perché votare, o anche solo farsi un’opinione, dovrebbe essere un atto consapevole, non una scelta di campo. E quando si mettono da parte le bandiere, quello che emerge non è una verità comoda, ma qualcosa di molto più utile: una realtà fatta di luci, ombre e contraddizioni.
Non mi interessa chi ha votato sì, o chi ha votato no, o se alla fine uno ha scelto proprio di non andare a votare: nessuna delle soluzioni è la cura ad un male. Ci sono pro e contro per ognuna e chiunque voglia farti credere che da una parte c'è un buono e dall'altra c'è un cattivo sta semplicemente facendo propaganda e vuole manipolarti.
Quindi a bocce ferme, con la votazione conclusa, cerchiamo di ragionare un po' seriamente.

Problema 1:
"La magistratura è di sinistra e i giudici comunisti condizionano il paese" - VERO e FALSO.
La corrente più votata alle ultime elezioni interne è quella conservatrice. Le famose "toghe rosse" prendono l'8%, ma ci sono gli accordi tra magistrati non iscritti alle correnti che possono ribaltare le proporzioni presistenti.

Problema 2:
"Le correnti sono un problema: c'è troppa politica nella magistratura e avvelena la qualità dei giudici" - VERO

È un problema bello grosso. Le nomine dei capi dei tribunali sono spesso decise a pacchetti tra amici (vedi il caso Palamara). Non va avanti il più bravo, ma il più allineato a una corrente. È un sistema di potere che a volte può comunque prescindere da destra o sinistra.

Problema 3:
"La riforma risolve il problema delle correnti" - IN PARTE

I magistrati che entrano nel CSM vengono eletti dai colleghi e per farsi eleggere serve l'appoggio di una corrente. È così che funziona il gioco.
Se fosse passata la riforma sarebbero invece stati sorteggiati. Un magistrato sorteggiato non deve favori a nessuno e su questo la riforma avrebbe migliorato le cose.
Il problema però è tutto il resto che la riforma non avrebbe deciso. Quindi questi magistrati sorteggiati quanta esperienza devono avere? Un anno? Dieci? Trenta? La riforma non lo dice, rimandando la palla al Parlamento con lo strumento di una legge normale.
E poi, accanto ai magistrati, ci sono i membri scelti dal Parlamento, i cosiddetti membri laici, e per sceglierli serve un accordo largo tra maggioranza e opposizione, ma come? Anche questo lo avrebbe deciso il Parlamento con una legge normale.
Proprio qui sta il punto: una legge normale non è la Costituzione. La Costituzione per cambiarla servono anni, quattro votazioni in Parlamento e potenzialmente un referendum, mentre na legge normale la cambi in un pomeriggio con la maggioranza di qualsiasi governo, di qualsiasi colore. Cioè quello che oggi il Parlamento scrive in un modo, domani un altro Parlamento lo riscrive come gli pare, senza chiedere a nessuno. In una parola instabilità, la stessa a cui ci avevano abituato i governi passati, che duravano come un gatto in tangenziale. Il tutto in organo che decide le carriere di tutti i magistrati d'Italia.

Problema 4:
"I PM finiranno sotto il controllo del governo" - FALSO

Il PM ha l'obbligo di indagare quando c'è un reato. Questo obbligo è scritto nella Costituzione e la riforma non lo toccava. Il Ministro della Giustizia non avrebbe ricevuto nessun potere nuovo sui PM. Chi vi racconta il contrario vi sta mentendo.

Problema 5:
"L'Alta Corte Disciplinare è un miglioramento" - SÌ E NO

Se un magistrato sbaglia viene giudicato dallo stesso organo che gestisce la sua carriera, cioè è come se il tuo capo fosse anche il tuo giudice. Domani sarebbero state persone diverse e questo sarebbe stato un miglioramento vero.
Ma l'Alta Corte è composta da 15 persone che giudicano tutti i magistrati d'Italia e non giudicano tutti insieme, piuttosto si dividono in gruppi più piccoli. Quindi la domanda sorge spontanea: quante persone in ogni gruppo? La Costituzione non lo dice. L'unico vincolo scritto: almeno un magistrato per gruppo. Uno. Tutto il resto lo avrebbe deciso una legge normale, di quelle che si cambiano in un pomeriggio.

Problema 6:
"I magistrati non pagano mai quando sbagliano" - E QUESTA RIFORMA NON LO AVREBBE RISOLTO

La sanzione più comune si chiama censura. In pratica ti dicono "hai sbagliato" e finisce lì, quindi non perdi soldi, non vieni sospeso e dopo cinque anni la cancelli come se non fosse mai esistita. Le sanzioni che cambiano davvero la vita a un magistrato, come la rimozione o la sospensione, sono state 17 in tre anni su 9.600 magistrati, di cui le ultime due appena una settimana prima del referendum.  un po' strano, no? Secondo i dati del Consiglio d'Europa l'Italia sanziona i suoi magistrati meno della media europea.
La riforma avrebbe cambiato chi giudica i magistrati, ma le sanzioni sarebbero rimaste identiche. Se pensate che questa riforma avrebbe reso i magistrati più responsabili vi sbagliate. Le punizioni restano le stesse di prima, nessuno ha toccato quel pezzo.

Problema 7:
"Ma allora alla fine è meglio il Sì o il No?"

Questa è la domanda che mi sono fatto dopo aver letto tutto. Io ho scelto, ma ovviamente non lo dico, perché sarebbe l'ennesimo tentativo di manipolazione, anche se in previsione futura, visto che ormai il referendum c'è già stato. Credo che la democrazia ha senso solo quando viene difesa con il diritto di voto ed il diritto di voto è vero solo quando è libero da ogni propaganda e condizionamento.
Alla  fine,  il  punto  non  è  chi  ha  votato  sì  o  chi ha votato no, il punto è quanto siamo disposti a farci raccontare la realtà da qualcun altro. Perché la propaganda funziona così: semplifica, divide, convince e soprattutto evita che tu verifichi.
Studiare richiede tempo. Tifare no.
Ed è proprio per questo che la prima è pericolosa, mentre la seconda è comoda.

Buona libertà a tutti. 

 

Il Presidente
Gianni Massai 

venerdì 20 giugno 2025

LA MATURITA' COME METAFORA DELLA VITA


 

 




Vogliamo spendere due parole sul senso della Maturità 2005? In particolare se è giusto presentare autori che non vengono studiati in classe alla prima prova scritta d'italiano della maturità? Lo so, quando qualcuno ha visto i nomi – Pasolini, Tomasi di Lampedusa, Piers Brendon – gli è venuto un colpo. Ha alzato lo sguardo, cercato l’occhio complice di un amico e pensato: "Ma che scherzo è?". Perché va bene tutto, ma Pasolini non si fa quasi mai: con il programma lì non ci arriva nessuno. Il Gattopardo, se ti è andata bene, lo hai sentito nominare. E Borsellino è bellissimo, certo, ma non esattamente l’autore su cui hai fatto le interrogazioni di italiano, no? Hai studiato come un dannato. Hai sottolineato, riassunto, evidenziato. Ti sei fatto venire il mal di testa su Ungaretti e Montale. E poi? Arrivano loro. Sembra una beffa. Ma non lo è. O almeno ci sono dei motivi del perché si fa così. La prova serve a vedere se sai leggere davvero, è una metafora della vita, in cui devi andare avanti da solo, senza manuale d'istruzioni, affidandoti solo al tuo istinto, alle emozioni che provi davanti ad un fatto inaspettato, alle reazioni spontanee e quindi vere, senza filtri. Alla Maturità non si premia chi sa tutto il programma, ma chi riesce ad utilizzare quello che sa per affrontare quello che non sa. Insomma, chi sa guardare un testo nuovo e coglierne il significato, le metafore, i riferimenti, lo stile. È un esercizio di comprensione e pensiero critico, non di memoria. Esattamente come nella vita vera. E nella vita vera ci si deve aprire alla contemporaneità, non vivere nel passato perdendosi qualcosa di buono solo perché abbiamo sofferto. Caproni, Magris, Pasolini sono scelte che portano dentro la scuola voci nuove, temi attuali, linguaggi più vicini al nostro presente. Spesso poi l’autore scelto ha anche un valore simbolico. Pascoli in tempi di lutto collettivo, Caproni negli anni in cui si parla di ambiente, ecc. Non è solo letteratura, è anche un modo per raccontare il presente. E poi se ti davano Montale o Ungaretti, rischiavi di partire in automatico: biografia, contesto storico, due metafore, struttura, commentino finale, fine. Ma con un autore che non conosci, non puoi riciclare nulla. Devi davvero leggere. Davvero sentire le emozioni nuove e viverle. Perché sei tu oggi a dover fare il ponte fra quello che sai e quello che leggi. Sei sempre tu domani a dover fare il ponte fra quello che hai programmato per te e quello che invece ti accade. Alla Maturità questo è forse il punto più importante: sei tu a dover trovare i riferimenti agli autori che conosci. Nessuno ti chiederà se hai fatto Pasolini a lezione, ma piuttosto se hai qualcosa da dire a partire da Pasolini. Se riesci a incrociarlo con Montale, con Leopardi, con Pirandello, con te stesso. Prendiamo i versi di Pasolini usciti quest'anno

"Ma è mutato / il cuore; e dopo poche notti è stinta / tutta quella luce che dal cielo / riarde la campagna."

A me viene in mente Montale, quando parla della "divina Indifferenza". O anche Leopardi, con la sua natura matrigna. O Foscolo con la sua inquietudine che cerca la pace nella quiete della sera. Al netto di questo, comunque, lo so, trovarsi di fronte autori sconosciuti sembra uno sgambetto, una presa in giro. Ma è per questo che leggiamo i poeti: non per sapere cosa dicono, ma perché ci diano le parole per dire quello che noi abbiamo da dire. È questo che conta. La tua capacità di creare ponti. Tra ciò che hai studiato e ciò che stai leggendo. Tra il foglio che hai davanti e tutto quello che hai dentro.

Tra il programma e la vita vera.




 Il Presidente

Gianni Massai